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Come siamo ridicoli!

Crediamo di essere speciali.

Ci comportiamo comunemente.

Siamo andati la via comune,

concepita, costruita e completata

da contenuti religiosi e sociali.

Compievamo regole.

 

Saremmo stati capaci

di crearci il nostro mondo

nella quale regnava la nostra individualità:

 

L'inizio prometti

una comunità interessante:

 

Due personalità promettenti

nella loro progressione

si congiungevano attraverso l'amore.

 

Naturalmente,

non era ancora un amore maturo, altruistico.

Era il luccichio dell'amore dell'altro

nel quale ci riscaldavamo,

dal quale attingevamo energia.

 

Avevamo bisogno dell'altro,

ci rispecchiavamo uno nell'altro:

l'altro diceva e dimostrava all'uno

chi lei era / chi lui era;

ci promuovevano viceversa.

Non ci conoscevamo.

Sentimmo,

ci eravamo qualcosa di buono.

Ci appoggiavamo

sull'amore, sulla gioia, sul potere

che l'altro aveva svegliato nell'uno.

 

Ci amavamo

non perché volevamo

ma per l’energia propria,

del quale non ci eravamo accorti,

con i suoi attribuiti aderite

che, come il vaso di Pandora,

rilasciava l'energia trattenuto nell'altro.

 

Sbrigliato, a noi sconosciute,

perciò senza controllo,

nude perché neonato

perciò impudiche,

strepitavano via da noi

verso l'altro ed il mondo.

Ma la rete fitta

della moralità e la tradizione

le catturava, le vestiva,

le caricava e le faceva inerte;

s’irrigidivano nei rituali quotidiani.

Non creando niente,

solamente conservando,

come di solito.

 

Come siamo diventati soliti.